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posate

L’utilizzo delle posate rivela chiaramente la provenienza geografica di un individuo (andranno escluse le aree orientali legate alle bacchette, così come quella parte del mondo ove lo strumento principale per nutrirsi è la mano). Analogamente, ancora oggi, dal modo di gestire le posate è possibile dedurre informazioni sull’estrazione sociale di una persona. Oggetti-protesi (la forchetta riprende l’anatomia umana e prolunga il braccio) le posate sono in realtà un’invenzione piuttosto recente: fino al XVI secolo era di uso comune il solo cucchiaio. Forchetta e coltello erano collettivi e adoperati per tagliare le carni. Le posate seguono direttamente l’inarrestabile ascesa della borghesia e, dalla fine del XVIII secolo, con il prevalere della “apparecchiatura alla russa”, si diffondono definitivamente. Nel secondo dopoguerra due sono i principali percorsi seguiti dai designer nell’affrontare il disegno delle posate: da un lato si propongono variazioni della cosiddetta “posata alberghiera”, semplice e pesante, dall’altro si interpreta la posata come “ritratto” (di uno stile: posate razionaliste, post-moderne, o di un designer: posate “alla Ponti”, “alla Caccia”).

Gio Ponti|1938, Luigi Caccia Dominioni e L. e P.G. Castiglioni|1951, Gio Ponti|1955, Roberto Sambonet|1957, Roberto Sambonet|1960, Roberto Sambonet|1965, Roberto Sambonet con Mario Zacchetti|1972, Gianfranco Frattini e Franco Bettonica|1973, Roberto Sambonet|1979, Afra e Tobia Scarpa|1982, Achille Castiglioni|1982, Enzo Mari|1983, Paolo Portoghesi|1987, Ettore Sottsass|1990, Angelo Mangiarotti|1994, Anna Castelli Ferrieri|1995, Marco Zanuso|1996, Enzo Mari|1999, Paola Navone|2000, Iacchetti-Ragni|2004, Alessandro Mendini (con Annalisa Margalini)|2005, D.Paruccini F.Bortolani|2007, A.Citterio|2007, Matteo Ragni|2009, Massimiliano e Doriana Fuksas