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sanitari

È solo con gli anni ’20 del secolo scorso che si consolida l’uso della “porcellana sanitaria” o vitreous china per i sanitari da bagno. La forma, e quindi il significato d’uso, di tali “fondamentali oggetti” viene però ancora celato dietro sagome classicheggianti, colori confetto e decorazioni floreali. Saranno i designer del secondo dopoguerra, Gio Ponti per Ideal Standard, Guido Andlovitz e Antonia Campi a Laveno e Giovanni Gariboldi per Richard Ginori, a imporre un disegno del sanitario che facesse riferimento piuttosto alla scultura moderna che non all’ “antica Grecia”. Da allora i maggiori progettisti italiani si sono cimentati sul tema del sanitario, eppure esso rimane, nella percezione comune, un oggetto anonimo di cui pochi sono in grado di ricostruire, nella memoria, una precisa evoluzione formale. Schematizzando, due sono i percorsi progettuali principali: il primo tende all’arrotondamento delle forme, come levigate dall’acqua che vi scorre, il secondo alla loro geometrizzazione. Generalizzata appare invece una progressiva diminuzione delle dimensioni, almeno per quanto concerne il vaso e il bidet. Il lavabo si staccherà progressivamente dalla “serie” dei sanitari per accedere, mano a mano che la stanza da bagno si trasforma da oscuro luogo di servizio a spazio per il corpo, ad una complessità formale analoga a quella degli arredi da soggiorno.

1954, Gio Ponti|1957, Guido Andlovitz|1972, Paolo Tilche|1973, Achille Castiglioni|1999, Giulio Cappellini e Roberto Palomba|2002, Antonio Citterio con Sergio Brioschi|2003, Fabio Novembre|2003?, Antonio Citterio con Sergio Brioschi