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specchi

Lo specchio, tra tutte le tipologie dell’arredo, è sicuramente quella maggiormente dotata di valori simbolici (diceva Umberto Eco, nel 1985: “lo specchio è un fenomeno-soglia, che marca i confini tra immaginario e simbolico”). Sostanzialmente “assente” a livello di struttura fisica (non ha un volume destinato a contenere, non ha una funzione pratica che possa evolvere), sostanzialmente immutato a livello di costruzione meccanica dalla fine del XIX secolo con la definizione delle lastre di grande dimensione, lo specchio affida il suo disegno o alla cornice o “alla geometria”. Relegato a scopi puramente funzionali in certe aree della casa (segnatamente il bagno), in altre assumerà un ruolo prettamente rappresentativo e di status. Riguardo a questa seconda opzione dobbiamo tuttavia rilevare una persistenza, a livello di abitudini d’arredamento, di specchi “d’antiquariato” e quindi una attenzione statisticamente non significativa da parte dei grandi designer e delle aziende produttrici. Eccezioni notevolissime: l’opera di Nanda Vigo che costruisce da sola, con i suoi pezzi, una vera e propria storia dello specchio contemporaneo e l’invenzione tecnologica dello specchio curvato, mediata da quella del vetro curvato, prodotta da Fiam.

1970, Ettore Sottsass|1976, Luigi Caccia Dominioni|1979 (1980), Nanda Vigo|1986, Nanda Vigo|1987, Alessandro Mendini|1989, Pietro Derssi|2003, Antonia Astori|2003, Pierluigi Cerri|2004, A. Meda – D.Rossi – R. Tedesco|2005, Bertocco&Locatelli|2005, Laudani&Romanelli|2007, Piero Lissoni|2009, Piero Lissoni