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vasi

La speranza di racchiudere la “storia del vaso italiano dal dopoguerra ad oggi” in un’unica sequenza di pezzi è, a differenza che per altre tipologie, una vera e propria illusione. La storia del vaso è infatti una storia che andrebbe parcellizzata in molte “micro-storie” a seconda del materiale e persino della tecnica di realizzazione. Così i vasi in vetro soffiato “fanno a sé” rispetto a quelli in vetro stampato; i vasi in ceramica sono ovviamente diversi da quelli in vetro, ma anche da quelli in porcellana o in gres. Per non parlare del bronzo, dell’argento, della plastica e delle situazioni pluri-materiche. Ciò che qui importa è tuttavia seguire un itinerario formale che ripercorra le alterne vicende di questo oggetto presente in tutte le case, anche se purtroppo sempre meno usato nella sua principale funzione di contenitore per acqua e fiori. Oggetto simbolico del “gusto borghese” che, in tempi ormai remoti, ha trasformato un contenitore nato per conservare bevande o cibi o resti funerari o offerte sacre in un oggetto “altamente inutile”, ma proprio per questo fortemente evocativo.

1949, Fulvio Bianconi|1956, Franco Meneguzzo|1956, Vinicio Vianello|1956-59, Ettore Sottsass|1961, Enzo Mari|1961, Sergio Asti|1962, Rosanna Bianchi Piccoli|1963, Enzo Mari|1964, Angelo Mangiarotti|1968, Angelo Mangiarotti|1968, Enzo Mari|1970, Gianfranco Frattini|1979, Roberto Sambonet|1988, Alessandro Mendini|1992, Donata Paruccini|1995, Franco Raggi|1995, Sergio Calatroni|1995, Gaetano Pesce|1995, Gae Aulenti|2003, Carlo Contin|2004, Laudani&Romanelli|2005, Laudani&Romanelli|2007-07, Denis Santachiara|2008, Paolo Ulian|2009, Fabio Novembre|2009, Massimo Lunardon|2010, Lorenzo Damiani|2011, Pio & Tito Toso|Anni'50, Aldo Londi